
di Salvatore Trapani
ROMA (ITALPRESS) – “Di persona, impacciato e servile con i superiori: ‘quel collaboratore è proprio una figura fantozziana’. Anche, di accadimento, penoso e ridicolo: ‘una situazione fantozziana’”. Se il termine “fantozziano” è entrato con questa definizione nel vocabolario Treccani vuol dire che il film uscito nelle sale il 27 marzo del 1975, “Fantozzi”, con protagonista Paolo Villaggio, ha segnato un momento più che rilevante nella cultura nazionalpopolare.
Il personaggio del ragioniere Ugo Fantozzi, matricola 7829/bis, è una geniale invenzione dell’attore genovese, e prende forma a cavallo tra gli anni 60 e 70 prima in una serie di articoli pubblicati dall’Europeo (la rubrica era “La domenica di un impiegato”), e poi nel 1971 nel libro “Fantozzi” pubblicato da Rizzoli.
L’opera ha un grande successo, replicato tre anni dopo dal “Secondo tragico libro di Fantozzi”. Su quell’onda l’approdo al cinema è inevitabile, e avviene il 27 marzo del 1975. Luciano Salce dirige l’esordio cinematografico dell’impiegato interpretato dallo stesso Villaggio, in un film che ripropone alcuni degli episodi dei due best seller.
Nel ’76 sempre Salce dirigerà “Il secondo tragico Fantozzi”. Nella prima scena è racchiusa tutta l’epica fantozziana, con l’impiegato della Megaditta che dopo anni di metodico perfezionamento ha spostato in avanti l’orario della sveglia al limite della possibilità umana. L’imprevisto è però dietro l’angolo: la rottura dei lacci delle scarpe costringe Fantozzi al disperato tentativo di prendere l’autobus scendendo in strada direttamente dal balcone di casa.
“Non l’ho mai fatto, ma l’ho sempre sognato!”, è la battuta di Fantozzi, una delle tante entrate nella storia. Il film è più corale di quanto non dica il titolo. Oltre alla paziente e fedele moglie Pina (interpretata nei primi due film della saga da Liù Bosisio e successivamente da Milena Vukotic) e alla figlia Mariangela, i colleghi di lavoro sono più che semplici comprimari. La signorina Silvani (Anna Mazzamauro), tragicamente corteggiata da Fantozzi, il geometra Calboni (Giuseppe Anatrelli), arrivista, arrogante e millantatore, che poi sposerà la Silvani, il ragionier Filini (Gigi Reder), l’entusiasta organizzatore di drammatici eventi di gruppo, lo spietato megadirettore (che ha avuto diversi interpreti, tra cui Paolo Paoloni e Camillo Milli).
Tutti che si danno rigorosamente del lei usando il congiuntivo sbagliato diventato proverbiale (“Facci”, “Venghi”, “Ragioniere, che fa, batti?“). Tra gli innumerevoli episodi entrati nell’immaginario collettivo la partita a tennis con Filini, il veglione di capodanno nel seminterrato di un condominio, la serata fedifraga all’Ippopotamo (con il conto astronomico di 649 mila lire dell’epoca, più il 18% di servizio, ovviamente pagato interamente da Fantozzi), la trasferta del ragioniere con il ludopatico duca conte Semenzara al Casinò di Montecarlo, il gran gala al quale Fantozzi e Filini vengono invitati al tavolo d’onore “con astuta mossa padronale” dalla contessa Serbelloni Mazzanti Viendalmare.
La satira di Paolo Villaggio è spietata e pessimista: i lavoratori non possono essere altro che vittime dei padroni, che impongono persino gli hobby ai sottoposti, dal ciclismo al cinema d’essai, e quest’ultimo in concomitanza di fondamentali partite della Nazionale. E quando si ribellano, guidati magari proprio da Fantozzi che per una volta alza la testa (in un momento di gloria salutato da “92 minuti di applausi”), subiscono la feroce rappresaglia del potentissimo dirigente Guidobaldo Maria Riccardelli.
Il grottesco dipinto da Paolo Villaggio raggiunge le vette più alte soprattutto nei primi due film della saga, ma non mancano momenti memorabili anche nei successivi, che arrivano fino alla pensione e persino alla morte (e resurrezione) del ragioniere. Complessivamente nell’arco di 25 anni sono 10 i film su Fantozzi, due diretti da Salce, 7 da Neri Parenti (di cui uno insieme a Villaggio) e l’ultimo, “Fantozzi 2000 – La clonazione”, da Domenico Saverni.
Per festeggiare i 50 anni dal primo “Fantozzi”, il 27 marzo la Cineteca di Bologna, in collaborazione con RTI e Mediaset Infinity, porterà nelle sale la versione restaurata del film. Un altro modo per ribadire quanto le maschere fantozziane siano “tragicamente” attuali, anche in un mondo del lavoro profondamente cambiato.
Tutti siamo almeno una volta nella vita la vittima designata dagli eventi, ma anche cinici e mitomani come Calboni, opportunisti come la signorina Silvani, inutilmente entusiasti come Filini, e perché no, anche despoti come il megadirettore. L’epopea di Fantozzi è stata capace di raccontare il grottesco e la meschinità che possono nascondere i posti di lavoro e l’animo umano, con una chiave che solo la vera comicità riesce a trovare.
-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).