La vecchia e annoiata Europa occidentale vuole entrare in guerra contro la Russia che negli scorsi giorni ha attaccato l’Ucraina: lo capiamo dalle parole pronunciate ieri da Ursula von der Leyen (Presidente della commissione UE), che annuncia dei finanziamenti dell’Unione Europea per «l’acquisto e la consegna di armi e altre attrezzature a un paese sotto attacco».
Per la prima volta in assoluto dalla sua nascita, l’Unione Europea finanzia una guerra: quella stessa Unione Europea che il 12 ottobre 2012 è stata insignita del Premio Nobel per la pace con la seguente motivazione: «Per oltre sei decenni ha contribuito all’avanzamento della pace e della riconciliazione, della democrazia e dei diritti umani in Europa».
Evidentemente, ringalluzzita da qualche promessa di sostegno energetico dallo storico alleato d’oltreoceano, che vorrebbe chiudere i conti con Putin, l’Europa si prepara ad una guerra che potrebbe farle anche bene. Si, perché l’Europa – più degli USA – dipendono energeticamente dalla Russia: i dati OCSE del 2020 ci dicono che l’Italia, per esempio, per il 42% utilizza forniture di gas russo.
L’attuale presidente americano John Biden conosce bene l’Ucraina, visto che nel 2014 era vicepresidente dell’altro Premio Nobel per la pace, Barack Obama, che sostenne con la sua amministrazione il colpo di stato in Ucraina. Il lobbista figlio di Biden poi, Hunter, ha diversi gasdotti in Ucraina e se il padre dovesse riuscire a far entrare il paese nell’orbita NATO e affrancarlo dall’influenza russa, l’Europa potrebbe avere anche vantaggi di approvvigionamento energetico.
E mentre metto in fila questi pensieri inutili e la gente di Kiev vive un assedio sempre più tragico, mi viene alla mente la lettera dedicatoria al conte di Devonshire che il filosofo Thomas Hobbes pone all’inizio della sua prima grande opera di filosofia politica, il De cive. Scrive Hobbes:
«Certamente, si afferma con verità sia che l’uomo è per l’uomo un dio, sia che l’uomo è per l’uomo un lupo. Quello, se poniamo a confronto dei concittadini; questo se poniamo a confronto degli Stati. Nel primo caso si giunge ad assomigliare a Dio per la giustizia e la carità, la virtù della pace. Nel secondo, a causa della protervia dei malvagi, anche i buoni devono ricorrere, se vogliono difendersi, alla forza e all’inganno, le virtù della guerra; cioè alla ferocia delle belve»[1].
Gli Stati in effetti oggi ci sembrano lupi feroci che con la forza e l’inganno alimentano un conflitto che ha come obiettivo altro rispetto alla sicurezza e al benessere degli ucraini. Sembra che solo i cittadini, i singoli, oggi possano esercitare la virtù della pace, che passa dal dialogo e la negoziazione diplomatica e il primo cittadino della Città del Vaticano è l’unico a farlo: grazie a lui infatti oggi si sono incontrate le delegazioni diplomatiche di Russia e Ucraina al confine con la Bielorussia.
A che cosa assomiglieremo quindi in futuro, a Dio o ai lupi?
[1] T. Hobbes, Leviatano, Editori Riuniti, Roma 2020, p. 64.
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a cura di Michele Lucivero
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