LCA Popolari venete, intervista a Zanettin: “Mai ci sarebbe stato un euro se non per crediti Intesa, era chiaro! Servono nuovi strumenti”

Donare le opere d’arte di Palazzo Thiene per sanare una ferita di Vicenza, il senatore vicentino: "un dovere morale per i liquidatori"

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LCA Popolari venete, Insinuazioni al passivo
LCA Popolari venete, Insinuazioni al passivo

In questi giorni stanno arrivando alle Pec dei destinatari le risposte, negative come da noi sempre previsto, dei Commissari Liquidatori di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza in LCA alle domande di ammissione al passivo avanzate a suo tempo (leggi “Banche popolari venete in LCA, insinuazioni al passivo: flop previsto per la ‘massa’ dopo dazioni a Intesa e cessioni NPL a statale AMCO“). Per spiegare, intanto, spiegare ai risparmiatori cos’è e in cosa consiste la procedura di liquidazione coatta amministrativa di una banca ci rivolgiamo al senatore Pierantonio Zanettin, che “nasce” come avvocato e al cui supporto, spinto e sostenuto da questo mezzo, è anche legato il recupero del 10% degli indennizzi ai soci di quelle due banche e delle altre del centro-nord Italia, cioè Etruria, Carife, Banca Marche e Carichieti.

“Quando una banca va in crisi l’organo di vigilanza le revoca la licenza per operare come istituto di credito – ci dice il senatore Zanettin -. La pone quindi in liquidazione coatta amministrativa. La liquidazione di una banca avviene attraverso una procedura concorsuale, disciplinata dalla legge fallimentareIl presupposto della liquidazione coatta è lo stato d’insolvenza dell’istituto, oppure l’accertamento di gravi irregolarità gestionali da parte degli organismi di controllo e di vigilanza della banca. Vengono nominati dei commissari liquidatori che provvedono a liquidare l’attivo, ripartendolo tra i creditori insinuati al passivo”.

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Sen. Pierantonio Zanettin

Quali sono le risorse della procedura per soddisfare i creditori, nel caso specifico quali sono le risorse delle due banche venete in LCA  ?

Le risorse delle banche erano il loro patrimonio costituito da crediti, immobili, partecipazioni azionarie, filiali opere d’arteIl patrimonio delle popolari venete, come stabilisce la legge, è stato oggetto di cessioni a terzi. In particolare i crediti in bonis e le filiali sono stati ceduti a Intesa Sanpaolo.

In crediti deteriorati sono stati ceduti a una società del MEF, la Amco (ex Società di Gestione di Attività SGA, acquistata da parte del Ministero di via XX Settembre sempre da Intesa, che l’aveva attivata per il recupero dei crediti in sofferenza del Banco di Napoli, ndr)

Perché, nel nostro caso, la parte del leone la fanno Intesa Sanpaolo e lo Stato italiano?

Nella legge che nel 2017 ha posto in liquidazione le Popolari venete sono state previste misure di intervento di supporto a Intesa San Paolo (tra cui 4,75 miliardi di euro anticipati dallo Stato ma messi in carico alle LCA delle Popolari Venete, ndr) a fronte del fabbisogno di capitale generato dall’operazione di cessione e a sostegno delle misure di ristrutturazione aziendale necessarie ai fini del rispetto della disciplina europea sugli aiuti di Stato.

Per effetto di ciò Intesa Sanpaolo e lo Stato sono diventati creditori privilegiati della LCA delle Popolari venete, per importi miliardari. Invece quelli di azionisti e obbligazionisti sono solo crediti chirografari.

Le risposte della procedura indicano due criteri di ammissione delle domande ossia il caso in cui l’acquisto delle azioni venne fatto direttamente presso le banche nell’anno 2013 e la partecipazione all’aumento di capitale 2014, tali criteri di selezione delle domande pare non fossero noti  agli istanti, lei li conosceva ?

Non li conoscevo, ma è evidente  che i criteri per ammettere un credito al passivo spettano al liquidatori e sono vagliati anche dal tribunale. Chi non li condivide può sempre impugnarli con una causa.

In ogni caso, sia per gli ammessi che per i non ammessi o esclusi, sembra più che probabile (un eufemismo, ndr) che non vi siano risorse a disposizione per pagare azionisti ed obbligazionisti. Il tema è indubbiamente importante e pone seri interrogativi sulla reale efficacia di queste procedure, ossia è evidente che da sole non bastano a tutelare gli utenti del mercato finanziario.

La questione è nota da lungo tempo. I liquidatori lo hanno detto chiaramente in tutte le relazioni, che hanno pubblicato in tutti questi anni, e lo hanno confermato anche quando sono stati auditi, a mia richiesta, nella commissione parlamentare di inchiesta sulle banche nella scorsa legislatura, che non era previsto alcun riparto per i crediti chirografari.

Spero che nessuno  abbia mai illuso i risparmiatori, che si sono costituiti parte civile nei processi o si sono insinuati al passivo nelle procedure liquidatorie, che avrebbero ricavato soddisfazione economica da quelle iniziative.

Erano azioni opportune dal punto di vista morale ed etico, anche sotto il profilo politico, ma certamente dall’esito scontato (e costoso, ndr) sotto il profilo economico.

Proprio perché non c’erano speranze su quel fronte il legislatore nel 2019 ha introdotto il Fondo Indennizzo Risparmiatori (FIR), che ha erogato fino ad oggi circa un miliardo e 300 milioni a favore di 134.000 risparmiatori truffati dalle banche. Un impegno davvero straordinario ed unico nella storia della nostra legislazione.

Nei giorni scorsi Lei ha rivolto un pubblico invito ai liquidatori della Banca Popolare di Vicenza riguardo le collezioni di opere d’arte conservate a Palazzo Thiene.

Il consiglio di Stato ha definitamente rigettato il ricorso della LCA delle Popolari venete per eliminare il vincolo di destinazione a palazzo Thiene delle collezioni storicheLe opere d’arte non potranno più essere allontanate da Vicenza e dal palazzo palladiano, sede storica della Banca. A questo punto difficilmente potrebbero essere collocate sul mercato.

Mi aspetto un gesto di sensibilie di riconciliazione da parte dei liquidatori della Banca, che potrebbero cederle a prezzo simbolico o donarle all’Amministrazione Comunale. Il crac della Popolare è ancora una ferita aperta nella nostra provincia, che un gesto di questo tipo potrebbe contribuire, almeno in parte, a sanare.

Lei, senatore Zanettin, è stato recentemente eletto Presidente della Commissione d’inchiesta del Senato sul sistema bancario, finanziario ed assicurativo. Cosa potrà fare per i risparmiatori veneti in questa sua nuova veste? Come lei ben sa ci sono molte attese nel territorio.

Nella delibera istitutiva della Commissione ho fatto inserire, all’art. 3 punto r, l’impegno della Commissione di acquisire elementi per valutare l’efficacia e l’efficienza delle procedure seguite nell’attuazione del FIR, tenuto però conto della cessazione dell’attività del Comitato Tecnico.

Come ricorderà, il ministro Giorgetti, rispondendo in aula al Senato il 17 ottobre dello scorso anno ad un mia interrogazione al question time, riferì  che la dotazione residua era divenuta economia di bilancio e che pertanto non sussistono più risorse disponibili.

I risparmiatori veneti hanno perso dunque ogni speranza?

Non direi proprio. Il governo ad inizio legislatura aveva accolto un mio ordine del giorno per consentire ai risparmiatori pretermessi (“omessi, tralasciati“) per errori materiali o formali per veder riesaminare le loro domande. Su questo punto è ancora in corso una positiva interlocuzione col MEF. E magari  nel corso dei lavori cercheremo di individuare altre misure.

Gli attuali strumenti di vigilanza sono sufficienti a tutelare i risparmiatori o prevede di proporre qualche correttivo in sede di Commissione d’inchiesta?  

Sarà certamente uno degli argomenti che andremo ad approfondire nei due anni di lavoro che ci attendono. Lattività della Commissione ha la finalità soprattutto di tutelare il risparmio e di agevolare l’accesso al credito di giovani, famiglie e imprese.

Tra l’altro la nuova commissione si occuperà anche di assicurazioni.

Il nostro territorio è stato recentemente interessato dal crac delle polizze vita della compagnia tedesco-austriaca FWU Life. Si stima che siano 120.000 clienti gli italiani che hanno affidato a questa compagnia i loro risparmi. E’ evidente che in questo caso i controlli non hanno funzionato.

Noi diremmo, senatore Zanettin, che “anche in questo caso” i controlli non hanno funzionato…