Veneto: Crisi metalmeccanico, allarme Fim Cisl su automotive e termomeccanico

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“La guerra dei dazi Usa darà un ulteriore colpo al già traballante sistema produttivo europeo, che paga una politica incapace di far fronte al nuovo scenario mondiale e in forte ritardo nel rispondere alle sfide della transizione verde e digitale”. Così Nicola Panarella, riconfermato segretario generale di Fim Cisl Veneto, ha aperto il 12° Congresso regionale della categoria dei metalmeccanici.

Il settore metalmeccanico in Veneto, con oltre 22mila imprese e quasi 262mila lavoratori, sta affrontando con difficoltà la transizione digitale ed ecologica, la crisi energetica e l’aumento dei costi di produzione. I dati sulla cassa integrazione e le crisi aziendali confermano la situazione critica.

Particolare preoccupazione riguarda il settore automotive, già colpito dalla difficile congiuntura, e il termomeccanico, per il quale Fim Cisl Veneto lancia l’allarme sul passaggio dalle caldaie a gas alle pompe di calore.

“Le previsioni non sono delle migliori – spiega Panarella –. Oltre che con un’Europa rimasta dormiente, oggi facciamo i conti con la mancanza di vere politiche industriali nel nostro Paese”.

Il segretario generale sottolinea la necessità di politiche fiscali e investimenti pubblici a supporto della crescita delle imprese, della ricerca e delle infrastrutture, nonché di ammortizzatori sociali per sostenere la transizione.

“Siamo ancora troppo legati a sistemi di produzione di energia non sufficienti e a energia acquistata all’estero a caro prezzo – ribadisce Panarella –. La decarbonizzazione può raggiungersi solo con un sistema misto per la produzione di energia”.

La crisi e le transizioni pesano maggiormente sui lavoratori, il cui contratto è scaduto da giugno 2024. Sono in corso trattative difficili con Federmeccanica e Assistal per il rinnovo.